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Arrivano in silenzio.
Con mani leggere sfiorano il mondo, e nei versi sussurrano ciò che il cuore non osa confessare. Amano senza misura, senza difese, bevendo il dolore come un calice colmo d’ombra e di memoria.
Forse è Dio che li invia sulla terra, a raccogliere il vento delle anime e a trasformarlo in parola. Nessuno conosce l’ora del loro commiato, ma il loro nome rimane, ostinato come la luce sulle pietre del tempo.
Nei loro versi abitano risposte che gli uomini cercano da sempre: piccoli fuochi accesi nella notte, un raggio che attraversa il tunnel del dolore, il chiarore stanco e gentile dei loro occhi consumati.
Parlavano di ciò che davvero conta: dell’amore, del tempo, delle ferite e delle attese. E spesso, attraversando fiumi di lacrime, chiedevano soltanto ascolto, una voce che rispondesse alla loro. Ma pochi seppero comprenderli fino in fondo.
Arrivano in silenzio.
Donano il cuore goccia dopo goccia, seminano il mondo di strofe e ricordi, costruiscono una patria di parole per chi verrà dopo.
Poi, in punta di piedi, posano l’ultimo punto sulla pagina, chiudono il libro del loro respiro e se ne vanno.
Ma nelle notti degli uomini, quando il dolore cerca un nome e la solitudine una voce, essi ritornano.
Fioriscono nei versi dimenticati, nelle pagine consumate dal tempo, come stelle che continuano a brillare molto dopo aver lasciato il cielo, illuminando ancora, con la loro antica luce, il cammino di chi resta.
Johann Lubeck
Note dell’autore
Questa poesia nasce dal desiderio di rendere omaggio a coloro che attraversano il mondo in silenzio e lasciano dietro di sé soltanto parole, emozioni e frammenti di anima. I poeti, gli artisti e tutti coloro che sanno trasformare il dolore in bellezza spesso vivono ai margini del rumore del mondo: osservano, ascoltano, soffrono e amano con un’intensità che raramente viene compresa fino in fondo.
Le immagini del veleno, della luce nel tunnel e del cuore donato goccia dopo goccia rappresentano il prezzo e il dono della sensibilità. Chi scrive versi non offre semplicemente parole, ma consegna agli altri una parte della propria vita, delle proprie ferite e delle proprie speranze.
Ho voluto raccontare la figura del poeta come un viandante discreto, inviato sulla terra per raccogliere le inquietudini degli uomini e trasformarle in voce. Spesso la sua presenza passa inosservata, le sue richieste rimangono inascoltate e il suo dolore viene ignorato. Eppure, quando egli se ne va, restano le sue parole: piccole luci capaci di accompagnare chi continua il cammino.
In fondo, questa poesia non parla soltanto dei poeti, ma di tutte quelle anime che donano sé stesse senza chiedere nulla in cambio, lasciando nel cuore degli altri una traccia silenziosa e duratura.
Johann Lubeck